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Domenica 05 Febbraio 2012 ore 15:37


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ISTAT - Rilevazione del terzo trimestre 2005 sulle forze lavoro

Il part-time aumenta soprattutto nel terziario, nelle regioni settentrionali e tra le donne.La rilevazione del terzo trimestre 2005 sulle forze di lavoro condotta dall'Istituto nazionale di statistica ha confermato l'ormai consueto trend di crescita dell'occupazione a tempo parziale.

I part-timers crescono dello 0,9 per cento (un aumento di 24.000 unità registrato tra i dipendenti a tempo indeterminato che ha più che compensato il calo di quella a termine e la flessione degli autonomi a tempo parziale). .

Nell'ambito dell'occupazione dipendente, la crescita su base annua del lavoro a tempo parziale, concentrata nel terziario e nelle regioni settentrionali, ha riguardato esclusivamente la componente femminile: per tale componente l'incidenza del lavoro a tempo parziale sul totale dell'occupazione dipendente si è attestata nel terzo trimestre 2005 al 24,8 per cento, 1,2 punti percentuali in più rispetto al corrispondente trimestre dell'anno precedente.

La maternità principale ostacolo alla progressione in azienda delle donne
Secondo i dati dell'Istat di una ricerca, commissionata dal ministero per le Pari opportunità nel 2004, in Italia c'è un "clima sfavorevole alla maternità e alla paternità", tanto che l'Italia si colloca tra i paesi con il tasso di fecondità più basso, davanti solo a Grecia e Spagna.
La gravidanza è ancora troppo spesso motivo di licenziamento o di dimissione da parte della donna e le cause di questo clima sfavorevole sono riassumibili in alcuni punti: divisione dei ruoli ancora rigida, uomini troppo concentrati sul lavoro e troppo poco in casa, cosicché il "sovraccarico è comunque notevole per le donne lavoratrici con figli".
Tra i fattori, incide anche la carenza di servizi sociali, nonostante l'aumento dei bambini che vanno al nido. La rete dei servizi sociali è "al di sotto delle necessità delle donne che lavorano, ed è costosa".

Mondo del lavoro poco flessibile; congedi parentali fruiti soprattutto da donne; gravidanza che induce a licenziamento o dimissioni, 178 mila donne hanno dichiarato di essere state licenziate dopo la gravidanza e 686 mila di essere state messe in condizione di dimettersi; ed infine ovviamente, un po' anche da considerarsi come risultato dei punti appena citati, occupazione che risente dei carichi familiari.
La conferma ai dati Istat arriva da una ricerca di Monster Meter, otto Paesi europei (Belgio, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Regno Unito Svezia e Svizzera) secondo cui per le donne il primo ostacolo a una carriera di successo sia la maternità. Le donne che in Italia ricoprono posizioni lavorative più qualificate, come dirigenti, imprenditrici e libere professioniste, diminuiscono via via che aumentano le loro responsabilità familiari.
Sono, infatti, il 18% se single, l'11% se in coppia senza figli e il 10% se in coppia con figli. Ma non si tratta solo di un fenomeno italiano. Secondo l'ultima indagine di Il tasso di occupazione femminile, in Italia, nella fascia 20-49 anni passa dal 56% per le donne senza figli al 53,6% per quelle con un figlio e scende al 47% per chi ne ha due, fino al 33,7% per le madri di 3 o più figli. In Olanda, seguendo la stessa progressione, scende dall'82% al 60,4%, in Germania dal 78,4% al 40,8%, in Gran Bretagna dal dall'81,7% al 45,3% e in Francia dal 71,3% al 41%.
Sempre in Italia, inoltre, il 20,1% delle madri occupate al momento della gravidanza non lavora più dopo la nascita del figlio e nel 69% per sua scelta. Due i motivi della rinuncia: 'per stare più tempo con i figli' e 'per l'inconciliabilità del precedente lavoro con l'organizzazione familiare'.
Inoltre, il 52,6% delle imprenditrici, libere professioniste e dirigenti in coppia con figli lavora oltre 60 ore la settimana. Mentre nelle prime 50 imprese più grandi del Paese, solo l'1,3% dei consiglieri di amministrazione è donna.

Scarica la Rilevazione Trimestrale


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